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martedì 25 novembre 2008

Blocco della didattica a Scienze della Comunicazione


Mercoledì 3 Dicembre 2008

ORE 11.00

"INCONTRO STUDENTI, DOCENTI E RICERCATORI PER DARE SPAZIO ALL'INFORMAZIONE E DISCUTERE I PROVVEDIMENTI DEL DL.133/2008"

presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell'Economia
(Ex Caserma Zucchi)

AULA 2

Via Allegri 9, Reggio Emilia

Il Collettivo universitario Autonomo di Reggio Emilia invita tutti gli studenti a mobilitarsi contro una legge che taglia
il futuro ai giovani e alla ricerca


C.U.A. Reggio Emilia





sabato 8 novembre 2008

comunicato 7/11

Questa mattina circa 300 studenti medi e universitari hanno attraversato in corteo la città di Reggio Emilia per protestare contro la riforma Gelmini, la legge 133 e il decreto legge 137.

Queste leggi tagliano i fondi a scuole e università, regalano ai privati la possibilità di entrare nei percorsi di formazione degli studenti: minano alla base il futuro delle giovani generazioni.

"L'onda anomala non si ferma!" era lo striscione di apertura della manifestazione e "noi la vostra crisi non la paghiamo" lo slogan più scandito.

Il corteo (autonomo da partiti e sindacati) ha voluto rompere il muro di silenzio che blocca la protesta studentesca a Reggio Emilia, portando le esperienze, le voci, i colori e la determinazione di centinaia di studenti.

Quando il corteo è arrivato nei pressi di piazza Del Monte, gli studenti universitari hanno simbolicamente bloccato le entrate di Unicredit Banca, una degli istituti finanziari simbolo della privatizzazione dell'Università di Reggio Emilia che, attraverso la fondazione Manodori (azionista di maggioranza del gruppo bancario), elargisce fondi alle facoltà reggiane. Se da una parte il ministri Gelmini e Tremonti tagliano fondi all'Università Pubblica per finanziare le banche in tracollo economico, le stesse banche, attraverso la loro presenza nelle facoltà, minano alla base la libertà di didattica e ricerca.

Ed è stato proprio questo il leit motiv dell'azione: "voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo voi!".

Al termine della manifestazione, gli studenti si sono riuniti in assemblea davanti alla ex caserma Zucchi, sede delle facoltà di Scienze della Comunicazione e Scienze della Formazione, ribadendo la partecipazione al grande corteo nazionale del prossimo 14 novembre a Roma e lanciando un nuovo appuntamento di mobilitazione a Reggio: un presidio rumoroso davanti alla sede della fondazione Manodori, simbolo del processo di privatizzazione dell'università reggiana, per mercoledì 12 novembre alle ore 15.00.

giovedì 30 ottobre 2008

da globalproject.info 29/10

Mercoledì 29 ottobre 2008 19:50 Reggio E. - Presidio spontaneo in prefettura

Dopo la notizia dell’approvazione del ddl Gelmini gli studenti scendono in piazza

La giornata di oggi, mercoledì 29 ottobre 2008, segna l’inizio delle mobilitazioni reggiane contro la legge 133/2008.
Una legge che, mentre Berlusconi Tremonti e la Gelmini annunciano cospiscui finanziamenti alle banche in crisi economica, taglia 1,5 milardi di euro ai fondi del finanziamento ordinario per l’Università pubblica, blocca il turnover tra docenti e ricercatori (ogni 10 docenti che andranno in pensione, solo 2 ricercatori precari vedranno assegnarsi la cattedra) e dà la possibilità alle facoltà di diventare "fondazioni di diritto privato", spianando di fatto la strada ai privati che vogliono finanziare (con quali fini?) interi corsi di laurea.
Dopo la conferenza e il blocco della didattica organizzati dalla facoltà di Scienze della Formazione nel corso della mattinata, gli studenti si sono autoconvocati in assemblea per discutere sulla risposta da dare allo scempio del governo Berlusconi nei confronti dell’Università e della scuola pubblica.
L’assemblea ha così deciso di muoversi in maniera spontanea verso la prefettura di Reggio Emilia, simbolo del governo nazionale in città, dando vita ad un presidio partecipato da una settantina di persone armate di megafono e striscioni.
Le studentesse e gli studenti dell’università hanno poi lanciato una mobilitazione per il prossimo 7 novembre, data nazionale di mobilitazione diffusa contro la 133 e il ddl Gelmini, annunciando di voler costruire una grande manifestazione che coinvolga tutto il mondo della scuola e della formazione (dalle elementari all’università).

mercoledì 29 ottobre 2008

comunicato primo

L'ONDA ANOMALA ARRIVA ANCHE A REGGIO!

Appello per tracciare profili di lotta e mobilitazione contro la legge 133 e il ddl Gelmini


Abbiamo visto in queste settimane una mobilitazione generalizzata attraversare il mondo della formazione, dalle scuole primarie alle università; una mobilitazione non ideologica, partita al di fuori dei dogmatismi di partiti e organizzazioni sindacali, durante la quale decine di migliaia di studenti, docenti, ricercatori, assegnisti, genitori, precari della formazione sono scesi in piazza per bloccare queste scellerate leggi dei ministri Gelmini e Tremonti.

Reggio Emilia è stata solo in parte toccata da questa ondata di travolgenti mobilitazioni selvagge e incontrollate, molto è ancora da fare.

La giornata di oggi, con il blocco della didattica, vuole essere un primo momento di scambio di saperi ed autoformazione sulle conseguenze che la legge 133/2008 (dei ministri Tremonti e Gelmini) provocherà al mondo dell'università e della ricerca a Reggio Emilia e nel contesto nazionale.

Ad una prima lettura della legge già si intuisce il tragico disegno tracciato dal governo Berlusconi e dai suoi ministri per l'Università pubblica, disegno che per il momento viaggia lungo tre direttrici principali:

  1. Taglio di 1,5 miliardi di euro in 5 anni agli FFO (fondi di finanziamento ordinario) percepiti dalle università pubbliche;

  2. Blocco del turn-over docenti/ricercatori, ovvero per ogni 10 docenti che andranno in pensione solo 2 ricercatori vedranno assegnarsi la cattedra;

  3. Possibilità di trasformare le università pubbliche in fondazioni di diritto private, minando così alla base la libertà della didattica e della ricerca.


Questo decreto dà l'ultima spallata all'università pubblica, già malridotta da decenni di tagli, di riforme (da Berlinguer alla Moratti), di predominanza degli interessi economici a scapito di didattica e ricerca, del processo di finanziamento di privati alle facoltà in difficoltà economica.

Questo processo è ben evidente anche nelle nostre facoltà, la maggior parte dei ricercatori vive si borse di ricerca provenienti dai privati; l'aula magna si chiama Manodori come la fondazione reggiana azionista di maggioranza di Capitalia e Unicredit e gli esempi non si fermano certo qui.

La crisi economica di questi ultimi mesi ha soltanto accelerato questo processo bipartisan (perseguito indiscriminatamente da governi di centrodestra e centrosinistra) e tutto italiano: quando c'è crisi le prime spese da tagliare sono quelle per la scuola, l'università, la ricerca e la sanità.

Mentre Berlusconi e Tremonti annunciano cospicui finanziamenti alle banche, tagliano i finanziamenti alla formazione ed alla ricerca.

Quello che ci chiedono ora, insomma, è di sobbarcarci il peso economico delle perdite causate da questa crisi finanziaria, mentre per anni le ricchezze sono state redistribuite tra pochi.

Per questo nessuno slogan è più efficace di quello partito dalle facoltà della Sapienza di Roma:


NON SAREMO NOI A PAGARE LA VOSTA CRISI!


Ciò che è necessario, anche per le nostre facoltà della ex Casema Zucchi, è creare mobilitazione e assemblea permanente (con studenti, ricercatori e docenti) contro la 133 e il ddl Gelmini, attraverso momenti di autoformazione, assemblee di confronto sull'università che vorremmo, ma anche di azione, di messa in crisi della tranquillità di questa città, per far emergere il nostro dissenso in modo radicale e creativo, gioioso e determinato.