Si rialza la marea...
CORTEO REGIONALE DELL'ONDA A BOLOGNA
RITROVO ORE 7.30 IN STAZIONE ff.ss. REGGIO EMILIA
Concentramento a Bologna: P.za Verdi Ore 9.30
Caro Ministro Brunetta,
Siamo arrivati in stazione a Reggio Emilia alle 23:00 del 13 Novembre. Il viaggio verso Roma è stato terribile, eravamo tutti ammassati gli uni su gli altri. Nessuno ha dormito, nemmeno chi aveva il privilegio di stare seduto su un seggiolino, perché lo doveva condividere con altri due compagni. Intorno alle 07:00 eravamo a Roma Termini, la stazione era invasa da ragazzi che, come me, avevano passato una notte insonne e terrificante, ma eravamo tutti lì, con il sorriso sulle labbra e l’incredulità negli occhi. Ci siamo spostati tutti insieme fino ad arrivare alLa Sapienza dove ci aspettavano gli universitari di Roma. Intorno alle 10:00 è partito il corteo, non eravamo un onda anomala ma un fiume in piena. Abbiamo attraversato Roma scrosciando tra i palazzi, l’adrenalina saliva alle stelle quando dalle finestre spuntava la Gente. Il popolo che ci salutava, batteva le mani e ci mostrava il pugno, tutto ciò per dirci GRAZIE. E’ proprio per affetto che abbiamo ricevuto dalla Gente che non sento la colpevolezza di aver disturbato Roma, ma credo di averla svegliata da una sorta di imbalsamazione che il Governo tende a diffondere. Abbiamo camminato fino alle 16:00 circa, senza sosta, è poi finalmente siamo arrivati a Montecitorio. La polizia era lì, ma non potevano mandarci via, perché eravamo troppi e perché non avrebbe avuto nessuna motivazione. Noi non siamo arrivati fino a Roma per attaccare la polizia, ma per farci sentire da Voi Ministri che fate i conti (o meglio i tagli) senza l’oste. Nessuno, né voi da Montecitorio né la polizia, poteva impedirci di urlare BASTA P2. Allora, Ministro Brunetta, le chiedo di riflettere prima di parlare perché non siamo noi i fannulloni, anzi, NOI abbiamo lavorato sodo per poter essere in tanti a questa manifestazione, ma non solo per questa. Per arrivare a Roma con il maggior numero di partecipanti abbiamo fatto assemblee, riunioni, e informazione tramite un infopoint e del volantinaggio (sotto la pioggia). Abbiamo usato il nostro tempo libero che avremmo potuto utilizzare per altri interessi, ma questo è l’interesse maggiore. Ogni giorno NOI lavoriamo sodo, ci documentiamo e non smettiamo di trascrivere tutti i Vostri errori. Tutto ciò per farvi capire veramente che “NON SAREMO NOI A PAGARE LA VOSTRA CRISI”.Le ripeto Ministro, non siamo noi i fannulloni, e La saluto con una frase letta durante la manifestazione di Roma: “ CHI ASPETTA LA BASSAMAREA SARA’ SOMMERSO PER PRIMO”.
Jenny
Questa mattina un nutrito gruppo di studenti ha assistito alla lezione tenuta dal prof. Andrea Rapini, docente di Storia delle Istituzioni Politiche presso la facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia dell’ateneo di Modena e Reggio, dal titolo "Saperi, studenti, cittadinanza: noi e il ’68".
La lezione si è svolta nella piazza principale della città, piazza Prampolini, ed è stata una delle iniziative di lancio del corteo del 7 novembre prossimo del mondo della scuola.
Gli studenti del CUA (collettivo universitario autonomo) di Reggio Emilia hanno voluto manifestare contro la legge 133 e in particolare contro il processo di apertura degli atenei ad aziende ed enti privati, processo che mina alla base la libertà di didattica e ricerca.
Lo slogan utilizzato è stato: da un’università sempre più sull’orlo della privatizzazione, rendiamo pubblico il sapere!
Queste leggi tagliano i fondi a scuole e università, regalano ai privati la possibilità di entrare nei percorsi di formazione degli studenti: minano alla base il futuro delle giovani generazioni.
"L'onda anomala non si ferma!" era lo striscione di apertura della manifestazione e "noi la vostra crisi non la paghiamo" lo slogan più scandito.
Il corteo (autonomo da partiti e sindacati) ha voluto rompere il muro di silenzio che blocca la protesta studentesca a Reggio Emilia, portando le esperienze, le voci, i colori e la determinazione di centinaia di studenti.
Quando il corteo è arrivato nei pressi di piazza Del Monte, gli studenti universitari hanno simbolicamente bloccato le entrate di Unicredit Banca, una degli istituti finanziari simbolo della privatizzazione dell'Università di Reggio Emilia che, attraverso la fondazione Manodori (azionista di maggioranza del gruppo bancario), elargisce fondi alle facoltà reggiane. Se da una parte il ministri Gelmini e Tremonti tagliano fondi all'Università Pubblica per finanziare le banche in tracollo economico, le stesse banche, attraverso la loro presenza nelle facoltà, minano alla base la libertà di didattica e ricerca.
Ed è stato proprio questo il leit motiv dell'azione: "voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo voi!".